Tutti sappiamo che la paternità è una faccenda molto delicata del nostro tempo. Le donne-madri lamentano l’inesistenza o l’ingiustificata assenza dei padri. Molti neopadri sono alla ricerca disperata di istruzioni per la funzione paterna. Padri separati rivendicano invece la loro capacità di accudire i figli, non concessi o poco concessi dalle loro ex mogli, gelose “proprietarie” della “loro” prole.

Certo è che la paternità di oggi è molto differente da quella di ieri. Le funzioni tra madre e padre erano molto diverse un tempo. Ieri tutto ciò che stava dentro la famiglia (i figli, la casa, i parenti, la scuola, l’educazione, la religione ecc.) toccava alla madre. Tutto ciò che stava fuori toccava al padre (il lavoro, gli affari, l’auto, il bar, gli amici, lo sport, il partito ecc.). Oggi entrambi i genitori lavorano ed entrambi si occupano dell’interno e dell’esterno della famiglia. Da ciò discende la definizione di padre contemporaneo come Pa3 (pa-tre, dal latino pa-ter) ovvero il padre al cubo.

Il Pa3 è una nuova figura sociale, molto diversa dal padre tradizionale (cinghia, ceffoni e sempre fuori dai marroni), ma anche dal “pappone” (il padre che vuole sostituirsi alla madre contemporanea in tutto).

Il Pa3 innanzitutto mette i figli prima della carriera e del lavoro. Il Pa3 è soprattutto un family server a tutto campo, perché deve saper badare ai figli per la loro crescita, alla moglie per la sua ricreazione (in tutti i sensi), e alla casa per tutte le faccende domestiche, economiche, legali, condominiali.
In Italia di Pa3 se ne vedono in giro ancora pochi e quei pochi abitano tutti a Cassina de’ Pecchi e li potrete vedere in azione nelle Papàolimpiadi, la gara mondiale che stabilisce i migliori Padri al cubo.

Pa3 non si nasce, ma si diventa.

Come? La formazione pratica del Pa3 comincia dalla gravidanza, neonatalità, prima infanzia, età scolare, raggiunge il culmine quando i figli arrivano all’età della stupidera, all’adolescenza, alla giovinezza, ad essere bamboccioni di 30-40 anni e finisce quando a 66 anni, 6 mesi, 6 giorni e 6 ore i padri diventano nonni e si fanno un altro tipo di cubo.

Per ogni tappa della loro paternità, i Pa3 sanno come reagire a tutte le evenienze, sanno come trattare le madri e conoscono le cose assolutamente da evitare con la moglie durante la gravidanza, i primi anni d’infanzia, ecc.; sanno come si curano i figli, ad esempio come cambiare il pannolino sull’ottovolante senza perdere il pupo, sanno come gestire la casa allagata, la suocera radiofonica, il cane diuretico, il vicino scocciante, l’insegnante bocciofilo (=che ama bocciare tuo figlio), il citofono della domenica all’alba, l’allenatore sadico, il vigile multoso, la moglie ubriaca, la botte piena di botte, ecc.

In un’epoca in cui è difficile tenere famiglia e allevare figli, per essere padri al cubo occorre una forza divina e sapere quanto aiuta stare con altri padri per condividere il “mal comune” e avere “mezzo gaudio”. Tra padri, con padri, nei padri e pregando il Padre, infatti, si scopre che la paternità è un’avventura meravigliosa, un grande romanzo, un appassionante film di cui non si conosce la fine. L’unica certezza è che la parte di supereroe o superman tocca a papà. Anche se non vola, ma spinge una carrozzina…

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